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Pubblicato da: Redazione - il: 01-05-2016 22:54 Aggiornato il: 02-05-2016 11:54

Come funzionano i dividendi azionari

Per chi investe in azioni, il dividendo è una sorta di traguardo per monetizzare il proprio investimento in qualità di azionista. Restando all’azionariato italiano, la stagione degli stacchi ha inizio ad aprile e termina nella prima settimana di giugno. Per chi investe in azioni Usa, invece, lo stacco del dividendo è meno concentrato visto che le società americane staccano la cedola ogni 3 mesi in scia all’approvazione dei conti trimestrali. Una situazione come quella americana fa si che il dividendo stesso diventi parte integrante di una strategia di investimento andando oltre il semplice valore di remunerazione che è invece tipico delle azioni italiane e più in generale di quelle europee.

dividendi

 

Ma cosa è il dividendo azionario?

Il dividendo è la remunerazione che ogni azionista riceve al termine di ciascun esercizio contabile. L’assemblea degli azionisti, dietro indicazione del consiglio di amministrazione della società, determina la quota di utile da distribuire sotto forma di dividendi, nonché i tempi e i modi della distribuzione. La distribuzione dei dividendi non è obbligatoria, l’assemblea può infatti decidere di non distribuire alcuna remunerazione agli azionisti non solo nel caso in cui nell’esercizio di riferimento non siano stati realizzati utili ma anche nel caso in cui si voglia destinare gli utili realizzati per coprire perdite relative a precedenti esercizi, per sanare debiti oppure per effettuare investimenti destinati ad accrescere la redditività. L’ammontare del dividendo proposto da CdA e approvato dall’assemblea, non è casuale ma sottosta a precise regole di ordine contabile che consistono, preliminarmente, nella determinazione del cosiddetto monte-dividendi che è definito come la differenza tra l’utile complessivo della società e la somma che è destinata alla riserva legale. Dividendo poi l’ammontare degli utili in distribuzione per il numero di azioni che compongono il capitale sociale si ottiene il dividendo unitario definito come la remunerazione che viene attribuita a ciascuna azione.

Dal punto di vista dell’azionista il guadagno complessivo che viene originato dal dividendo si ottiene semplicemente moltiplicando l’ammontare della cedola per il numero di azioni che sono possedute.

Nella maggior parte dei casi i dividendi vengono distribuiti in contanti, tuttavia non mancano casi in cui si decide di distribuire dividendi sotto forma di assegnazione di azioni gratuite di nuova emissione derivanti da un aumento di capitale gratuito. Accanto a queste due tipologie di dividendo, ve ne è poi una terza che rappresenta una sorta di mix tra le prime due. Si tratta del cosiddetto scrip dividend che, restando alle sole azioni italiane, è stato staccato negli ultimi due esercizi da Unicredit.

 

scrip dividend

 

Cosa è lo scrip dividend

Negli ultimi due esercizi, Unicredit ha riconosciuto ai suoi azionisti lo scrip dividend. Tralasciando l’ammontare della cedola, che esula dall’oggetto del presente approfondimento, quello che è importante è evidenziare la composizione di questa particolare cedola. Lo scrip dividend, infatti prevede l’assegnazione di utili ai soci mediante l’attribuzione di azioni di nuova emissione ferma restando la possibilità, a chi ne faccia richiesta, di ricevere l’azione in contanti. In Italia lo scrip dividend non è molto frequente ma non è raro nel caso di azioni estere.

 

A chi spetta il dividendo azionario?

Il diritto ad incassare il dividendo spetta a tutti gli azionisti che risultano in possesso dei titoli nel giorno precedente la data di stacco della cedola, stabilita dall’assemblea degli azionisti e che generalmente precede di pochissimi giorni quella del pagamento. Per comprendere come funzionano i dividendi azionari è assolutamente necessario tenere in considerazione che la cedola è dovuta anche a quell’investitore che possedesse anche una sola azione della società. Non solo. Quando arriva il giorno dello stacco, infatti, l’azionista può decidere di disfarsi dei titoli che sono nel suo portafoglio. Una simile mossa, comunque, non porterebbe alla perdita del dividendo che sarebbe comunque incassato. In questo caso il valore dell’azione venduta sarà decurtato di quello che è l’ammontare del dividendo per azione. Tecnicamente si dice che l’azione quota ex dividendo.

Il giorno dello stacco del dividendo è decisamente particolare per i titoli coinvolti. Il prezzo di partenza dell’azione, infatti, è corretto con la sottrazione del dividendo staccato e questo spiega il perché, nella totalità dei casi, i titoli coinvolti nello stacco della cedola chiudano la seduta in flessione.

I possessori delle azioni di risparmio, ricordiamo, hanno diritto a ricevere un dividendo maggiore rispetto a quello che spetta ai detentori delle azioni ordinarie. La maggiore consistenza della cedola viene chiaramente “pagata” da una serie di rinunce alle quali il possessore delle azioni di risparmio e delle azioni privilegiate è chiamate nel corso dell’anno. I possessori delle azioni di risparmio, infatti, non detiene diritto di voto mentre l’investitore che ha in mano le azioni privilegiate ha un diritto di voto che è limitato unicamente alle assemblee straordinarie con esclusione delle ordinarie.

 

azioni

 

Investire in azioni e dividend yield

Quando si comprano azioni per investire, può essere utile calcolare quello che è rendimento di un dividendo staccato dalla singola quotata che fa parte del pacchetto azionario detenuta dall’investitore. Il rendimento del dividendo, detto anche dividend yield, è definito come il rapporto sussistente tra l’ammontare dalla cedola stessa e l’ultimo prezzo dell’azione. Più è alto questo rapporto, tanto più vantaggioso è stato l’investimento sostenuto. Il dividend yield è un utile parametro soprattutto per alcune categorie di investitori che puntano ad utilizzare il dividendo per aumentare il capitale in loro possesso. Una simile strategia di investimento prende il nome di investimento value ed è molto utilizzato su quei listini dove sono quotati titoli ad alto rendimento. Un fenomeno simile è tipico dell’azionariato Usa mentre meno frequente è nel caso di chi investe in azioni italiane.


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