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Pubblicato da: Alessandra Caparello - il: 18-03-2015 11:22

Affitti, guida alla cedolare secca

Il proprietario che sta per stipulare un contratto di locazione deve sapere che, dal punto di vista fiscale, può optare per il regime della cedolare secca. Vis pieghiamo cos’è e come si calcola.

Cedolare secca affitti

La cedolare secca sugli affitti è un regime facoltativo, che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva di IRPEF e delle addizionali. Scegliendo la cedolare non si paga:
–    imposta di registro
–    imposta di bollo.

La scelta per la cedolare secca implica la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente.

 

Cedolare secca: chi può sceglierla e per quali immobili

Possono optare per il regime della cedolare secca le persone fisiche titolari di:
-diritto di proprietà
-diritto reale di godimento (per esempio, usufrutto), che non locano l’immobile nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni.

L’opzione può essere esercitata per unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa l’A10 – uffici o studi privati) locate a uso abitativo e per le relative pertinenze, locate congiuntamente all’abitazione, oppure con contratto separato e successivo rispetto a quello relativo all’immobile abitativo, a condizione che il rapporto di locazione intercorra tra le medesime parti contrattuali, nel contratto di locazione della pertinenza si faccia riferimento al quello di locazione dell’immobile abitativo e sia evidenziata la sussistenza del vincolo pertinenziale con l’unità abitativa già locata.

Cedolare secca: come esercitare l’opzione

Si può optare per la cedolare secca:
-al momento della registrazione del contratto
-al momento del rinnovo del contratto

Cedolare secca: quanto si paga

L’imposta sostitutiva si calcola applicando un’aliquota del 21% sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti. Si prevede l’applicazione dell’aliquota ridotta al 10% dal 2014 al 2017 (per poi tornare al 15% nel 2018) per i contratti di locazione a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate:
-nei comuni con carenze di disponibilità abitative (articolo 1, lettera a) e b) del dl 551/1988). Si tratta, in pratica, dei comuni di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia e dei comuni confinanti con gli stessi nonché gli altri comuni capoluogo di provincia
-nei comuni ad alta tensione abitativa (individuati dal Cipe).


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