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Pubblicato da: Redazione - il: 25-02-2016 14:57

Banca Mediolanum, situazione in miglioramento: titolo da valutare in acquisto?

Qualche giorno fa Banca Mediolanum ha approvato il bilancio d’esercizio 2015, conclusosi con un utile netto record pari a 438,6 milioni di euro, in rialzo del 37 per cento rispetto all’anno precedente, e sostanzialmente in linea con quanto auspicato dagli analisti. In linea con gli osservatori anche quanto elaborato in termini di dividendo, considerato che l’importo proposto è stato di 0,3 euro per azione, ivi compreso 0,16 euro per azione già distribuito lo scorso mese di novembre da Mediolanum Spa, la società che a fine anno scorso è stata poi incorporata da Banca Mediolanum. Il dividendo risulta così essere aumentato dell’11 per cento rispetto a quanto proposto nel 2014.

mediolanum

Per quanto attiene gli altri risultati elaborati dal consiglio di amministrazione, spicca su tutti l’incremento del 10 per cento a/a sul totale delle masse gestite e amministrate, pari a 70,682 miliardi di euro, e – tra gli indicatori – un CET1 pro-forma a fine 2015 pari a un ottimo 19,66%, tra i più elevati nel cluster dei gruppi bancari italiani di principale riferimento. Ancora, la raccolta netta è stata positiva per 4,663 miliardi di euro complessivi, con la raccolta netta in fondi pari a 4,687 miliardi di euro. Il numero di promotori finanziari al 31 dicembre 2015 è stato pari a 4.387, mentre alla stessa data i clienti hanno raggiunto quota 1.129.000 unità, in rialzo del 4 per cento rispetto al 2014. Infine, i dati sui conti correnti e di deposito parlano di una crescita del 9 per cento rispetto all’anno precedente, a 840.700 unità.

Gli elementi informativi di cui sopra sembrano essere stati accolti con particolare sollievo dagli analisti. Sebbene non rappresentino particolari sorprese, il rispetto dei dati del quarto trimestre (utile netto di 127,2 milioni di euro, grazie principalmente a costi più bassi delle previsioni e a una tassazione complessiva più favorevole) ha comunque dato un buono spunto per l’outlook sul titolo. Anche il Common Equity Tier 1, leggermente superiore a quanto stimato, ha giocato un ruolo favorevole.

Introdotto quanto sopra, il chief executive officer di Banca Mediolanum, Massimo Doris, ha anticipato che per il 2016 si attende un’accelerazione della crescita della nuova clientela, un buon andamento della raccolta e un utile netto che potrebbe essere più basso del livello record del 2015, ma comunque molto soddisfacente, e con un livello stimato di margine da interesse netto tra i 220 e i 230 milioni di euro. Sempre per il 2016, il top management societario si dichiara fiducioso di poter replicare o migliorare il livello del dividendo di 0,3 euro per azione, e anche nell’ipotesi di una prevedibile flessione dei risultati netti.

Dunque, sulla base dei dati quantitativi forniti, e sulla base delle intuizioni elaborate dal consiglio di amministrazione, è lecito pensare di abbassare le stime sugli utili netti rispetto a quanto riscontrato nel 2015, con un profitto 2016 che probabilmente si attesterà intorno ai 350 – 380 milioni di euro. meglio dovrebbe andare nel 2017 e nel 2018, con Banca Imi che stima forecast per gli utili netti pari rispettivamente a 392,8 e 452,9 milioni di euro. Sempre gli analisti di Banca Imi puntano ora a un target price di 7,5 euro per azione: considerando che oggi giorno il titolo Mediolanum viaggia intorno a 6,4 euro per azione, significherebbe un margine potenziale di rialzo del 17% circa. Il suggerimento è pertanto riconducibile a un giudizio “add”, fondato sulla capacità del gruppo di poter approfittare tempestivamente e con congruità alle mutevoli condizioni di mercato e agli scenari di settore. Così come anticipato dal consiglio di amministrazione, gli analisti sostengono altresì che l’auspicata forte crescita della clientela possa essere uno dei fattori chiave per trascinare in aumento gli asset. Non mancano, comunque, i fattori di rischio: tra questi, brevemente, possiamo ricordare eventuali cambi normativi, la possibilità che vi siano operazioni pressochè obbligate sulle partecipazioni (Fininvest), l’andamento negativo dei mercati finanziari, l’allargamento potenziale (non escludibile) dello spread tra i Btp e i Bund tedeschi, una ripresa economica più lenta nel mercato nazionale, un cambiamento sconveniente nei tassi di mercato a breve termine.

Simile opinoni sono espresse dagli analisti di Banca Akros, che confermano il rating “accumulate” con target price di 6,7 euro, con approdo più prudenziale di quello stimato da Banca Imi. Mediobanca Securities stima invece un target price superiore, a 7,7 euro.


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