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Pubblicato da: Investitore - il: 23-05-2018 18:12 Aggiornato il: 23-05-2018 18:15

ETF: ipotesi crollo e previsioni secondo BMO Capital Services

Il valore degli ETF è destinato a crollare nel lungo termine? A porsi questa domanda sono stati gli analisti di BMO Capital Services che, in un recente report, hanno paventato la possibilità che dalla stessa industria degli ETF possa scaturire una probabile nuovo crisi finanziaria globale. La prese di posizione di BPO ha ovviamente impensierito molti investitori. Investire in ETF, infatti, viene sempre più spesso considerata come una valida alternativa rispetto alle altre forme di investimento.

I numeri sulla diffusione degli ETF sono emblematici: a fine 2017 le attività investite in ETF obbligazionari e azionari avevano toccato la cifra record di circa 3,4 miliardi di dollari contro gli 1,4 miliardi di dollari ad inizio del 2013. Nel giro di pochi anni, quindi, l’industria degli ETF ha registrato un aumento del 143%! Quando si è in presenza di aumenti così forti è ovvio che parole come ETF crollo o ETF bolla inizino ad essere molto ricercate.

Se sei solito investire in ETF, quindi, l’analisi di BPO non può non interessarti.

ETF crollo all’orizzonte?

Dall’analisi dell’evoluzione della diffusione degli ETF emerge che il tasso di crescita dei fondi indicizzati passivi ha superato. con tutta probabilità, il valore delle attività finanziarie sottostanti. Proprio a causa di questo boom, BPO si è chiesta se il peso raggiunto dagli ETF nei portafogli degli investitori possa appunto determinare lo scoppio di una crisi finanziaria di portata globale. Ultimamente, rilevano gli analisti, molti investitori hanno iniziato a manifestare segnali di preoccupazione. E’ il tuo caso?

Non sei solo perché in occasione di forti balzi della volatilità, come è avvenuto nella seduta dello scorso 5 febbraio, in tanti hanno iniziato a chiedersi: e se davvero ci fosse un crollo degli ETF? Il dubbio è stato quasi casuale perchè il sell off che colpisce i titoli sottostanti e spinge al ribasso i mercati potrebbe avere un effetto amplificato sui portafogli replicanti passivi. Questo meccanismo a sua volta potrebbe può determinare un aumento del repricing delle attività finanziarie il cui prezzo negli ultimi anni ha subito un continua aumento.
Sulla base di questa valutazione cosa succerà quando chi ha investito in ETF vorrà uscire dalle posizioni aperte? La domanda non è di poco conto visto che, ad oggi, la tenuta degli ETF non è stata testata in condizioni avverse. Per la serie fino ad oggi è andato tutto bene ma domani cosa succederà?

ETF e volatilità del mercato correlazione

Quanto avvenuto nella seduta di lunedì 5 febbraio 2018, quando sul listino della borsa di Wall Street il Dow Jones Industrial ha registrato un ribasso del 4,6% è sintomatico. In quella circostanza, infatti, i volumi sui 5 maggiori ETF azionari hanno segnato un balzo del 213% rispetto alla seduta precedente. Si è trattato di un vero e proprio record.

Una delle preoccupazioni principali degli investitori riguarda la garanzia che il prezzo degli ETF sia in grado di riflettere in modo preciso il valore del paniere di titoli sottostanti. Come noto, infatti, gli ETF vengono negoziazioni ad un prezzo determinato dal mercato e non ad un prezzo che è legato al valore dei titoli sottostanti che costituiscono il portafoglio di titoli sottostante.

E’ proprio a questo punto che è utile fare riferimento ai Partecipanti Autorizzati (AP) ossia a banche di investimento, che hanno il potere di creare o rimborsare quote di ETF. Concretamente i Partecipanti Autorizzati comprano titoli che poi fungono da sottostante del portafoglio ETF e li consegnano a uno sponsor. Questo, a sua volta, emette quote ETF che poi saranno cedute al pubblico retail.

Per quello che riguarda il meccanismo di rimborso, invece, vale il principio inverso ossia un AP porta le azioni ETF allo sponsor e le riscatta per contanti o titoli sottostanti. Quello che voglio affermare è che tu investitore ordinario non hai il potere riscattare le azioni dell’ETF perchè solo un AP può farlo.

In questo contesto diventare un partecipante autorizzato presenta indiscutibili vantaggi poichè permette di sfruttare le potenzialità di arbitraggio che sono dalle variazioni dei prezzi dell’ETF.

ETF e scenario avverso

Secondo gli analisti di BMO gli ETF in un contesto sotto stress potrebbero risentire in modo negativo del calo dei titoli sottostanti. Faccio un esempio per meglio chiarire questa possibilità. Considera uno scenario in cui i prezzi dell’ETF sono più bassi di quello che può essere considerato il fair value del portafoglio di titoli sottostante. Un AP può acquistare l’ETF e poi riscattarlo. Per poter però realizzare un profitto di arbitraggio, l’AP deve essere nele condizioni di vendere il paniere sul mercato. Laddove questo non sia possibile, l’AP stesso può anche far venir meno il suo sostegno al mercato in un momento in cui esso sarebbe indispensabile.

L’effetto negativo insito in questo scenario ipotetico è ulteriormente allargato dal boon dei cosiddetti ETF a leva e sintetici.

Insomma a conti fatti investire in ETF presenta tutta una serie di rischi di cui è il caso di tenere conto. Tutto questo nell’eventualità in cui si decida di comprare ETF in modo diretto. C’è però un modo per evitare di incappare in queste problematiche e al tempo stesso non perdere l’occasione rappresentata dagli ETF. Questo modo si chiama trading di CFD. Oggi tutte le più importanti piattaforme di Forex & CFD Trading permettono di operare usando come sottostante proprio gli ETF. Il meccanismo è identico a quello del trading di CFD su qualsiasi altro tipo di sottostante come azioni o materie prime.

Tra i broker che consentono di investire in ETF attraverso il trading di CFD c’è IQ Option.

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