AZIONI ENI – QUOTAZIONE ENI (ENI.MI) IN TEMPO REALE

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30/03/17 17:40
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La quotazione Eni è uno tra gli argomenti da sempre considerati hot a Piazza Affari. Le azioni del Cane a Sei Zampe, infatti, sono parte integrante dei portafogli di molti investitori sia grandi che piccoli e questo spiega il perché Eni sia in assoluto tra le quotate più seguite sul Ftse Mib. L’interesse sussistente verso la quotazione di Eni non è una novità di oggi visto che, fin dai primi tempi dello sbarco a Piazza Affari, il titolo del colosso degli idrocarburi ha sempre suscitato un forte interesse tanto che, soprattutto nei tempi dell’età dell’oro del petrolio, si è arrivati addirittura a parlare di “fascino dell’Eni”.

La scelta di numerosi investitori di giocare con le azioni Eni non è stata casuale perché un peso non indifferente nella decisione di puntare sul Cane a Sei Zampe, è certamente originato da quella che è le stessa storia di successo del gruppo italiano.

Complice il ruolo che il petrolio ha sull’economia del Secondo millennio, si è sempre ritenuto che Eni fosse uno di quei titoli che, al di la di sempre possibili andamenti negativi circoscritti nel breve periodo, avrebbe comunque sempre presentato quotazioni molto interessanti.

Quotazione Eni: un pò di storia

Eni logo

La storia di Eni ha origini molto antiche visto il che il colosso delle idrocarburi nacque nel 1950 su iniziativa del governo italiano dell’epoca. Acronimo di Ente Nazionale Idrocarburi e guidato fino al 1962 dal mai abbastanza compianto Enrico Mattei, Eni iniziò velocemente a ramificarsi in settori molto diversi tra loro. Non solo, quindi, petrolio, gas e petrolchimica ma anche infrastrutture, chimica e costruzioni. Il rapporto di Eni con lo Stato italiano è sempre stato molto stretto ma mai, in una tradizione durata oltre mezzo secolo, si era arrivati ad una situazione come quella attuale che vede il vincolo tra il colosso degli idrocarburi e lo stato italiano molto allentato.

Tutto è iniziato con la prima cessione di quote avvenuta nel 1985 a cui poi hanno fatto seguito ulteriori 4 “alleggerimenti” che hanno infine portato la quota in qualche modo riconducibile al Tesoro (quindi direttamente in mano al Tesoro o detenuta dalla Stato attraverso la Cassa Depositi e Prestiti) all’attuale 30%.

La forte riduzione della partecipazione statale in un colosso che è sempre stato pubblico (anche se da 1992 Eni è una società per azioni) non si è tradotta però in un calo del livello di controllo da parte del governo perché, grazie alla golden share, Eni anche oggi è comunque un’azienda saldamente gestita dallo Stato nonostante la presenza di numerosi azionisti anche di peso.

In base agli ultimi dati disponibili sulle partecipazioni societarie, la maggiore quota di Eni è detenuta dalla Cassa Depositi e Prestiti (26,369% del capitale) e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (3,934%). Sommando le due partecipazioni si supera il 30%. Tra gli altri azionisti di rilievo c’è anche la Banca Popolare Cinese con una quota del 2,102%. Tutta la restante quota costituisce il flottante di una società che resta molto desiderata dagli investitori alla luce delle sue ottime quotazioni.

Oggi Eni, dal punto di vista aziendale, è attiva in Italia e all’estero offrendo i propri servizi in 85 Paesi. Il Gruppo negli ultimi anni sta stanziando fondi consistenti per la ricerca e lo sviluppo e per la tutela dell’ambiente. La sede legale si trova a Roma in Piazzale Enrico Mattei n° 1.

Le azioni ENI (Codice Isin IT0003132476; Codice ABI 313247) sono quotate sul Mercato telematico azionario (Mta) della Borsa di Milano, appartengono all’indice FTSE IT All share,FTSE MIB e fanno parte del segmento Blue Chips. Sono state collocate in Borsa il 18/06/2001. La quotazione Eni avviene anche sul New York Stock Exchange (NYSE) a dimostrazione del carattere e della vocazione multinazionale dell’azienda.

 

Quotazione Eni oggi: andamento del titolo sul Ftse Mib

quotazione Eni oggi

La quotazione Eni nel mese di luglio è collocabile in area 13,5-14,5 euro, decisamente lontano dagli oltre 19 euro del luglio 2014 ma comunque decisamente meglio su base annua rispetto all’andamento del comparto bancario.

Eni, infatti, rispetto a un anno fa ha perso il 15,46% del proprio valore a causa soprattutto di un ribasso evidente che si è verificato nel periodo compreso tra novembre e dicembre dello scorso anno quando più acuto è stato il calo del prezzo del petrolio. Negli ultimi 6 mesi, infatti, e quindi dall’inizio del nuovo anno, la flessione per la quotazione Eni è stata di appena lo 0,56% mentre nell’ultimo mese il prezzo dell’azione del colosso degli idrocarburi ha addirittura fatto segnare una progressione di mezzo punto percentuale. Essendo un titolo molto legato al prezzo del petrolio, a sua volta sentore principale dello stato di salute dell’economia mondiale, Eni ha praticamente invertito il suo andamento non appena il prezzo dell’oro nero ha arrestato la sua caduta verticale.

Per il futuro la quotazione Eni continuerà chiaramente ad essere influenzata dal prezzo del petrolio Wti e del brent. Nonostante il core di Eni sia sul petrolio, è ovvio, però, che l’andamento della quotazione del titolo risenta di molti altri fattori a partire proprio da quello che è lo stato di salute del gruppo.

Con stato di salute si indicano una serie di variabili che sono tra loro complementari: dai conti degli ultimi esercizi alla previsioni sull’andamento nei prossimi, dalla politica sul dividendo al peso dei nuovi contratti stipulati, dall’andamento dei cambi fino a quello che è il contesto macroeconomico del Paese in cui la società opera direttamente o attraverso le sue controllante. A differenza di quello che avviene per le banche, infatti, è ovvio che se insorgono problemi sociali e politici in un Paese in cui sono presenti piattaforme estrattive e centri di raffinazione di Eni, l’attività non potrà proseguire secondo il normale trend mettendo, infine, il management di Eni nelle condizioni di poter arrivare a bloccare la produzione.

Uno stop alla produzione, anche momentaneo, potrebbe essere facilmente gestito nell’ambito di una strategia industriale diversificata ma, a volte, tutto questo potrebbe non bastare. E’ ovvio che le ripercussioni sulla quotazione Eni dinanzi ad una situazione simile sarebbero inevitabili come ha mostrato la cronaca degli ultimi anni in relazione alla guerra civile in Libia. Il condizionamento dei fattori socio-politici è una costante per tutte le multinazionali che operano nello stesso comparto di Eni ma, nel caso del colosso italiano, ci sono comunque delle aggravanti rappresentante dal fatto che la quasi totalità della produzione di Eni avviene all’estero e dalla scorsa copertura politica, dovuta a sua alla debolezza italiana sullo scacchiere internazionale, di cui il Cane a Sei Zampe ha goduto ultimamente.

Un contesto avverso, unito al calo del prezzo del petrolio e ad alti livelli di indebitamento sarebbe un mix letale per aziende come Eni. E’ per questo motivo che negli ultimi anni tutti gli sforzi del management del Cane a Sei Zampe sono stati rivolti alla riduzione del debito che negli ultimi decenni aveva raggiunto livelli molto preoccupanti. E’ all’interno di questo contesto che vanno inquadrate le numerose cessioni di assets che sono state decise dal management del Cane a Sei Zampe. La riduzione del perimetro del gruppo non è avvenuta in modo casuale a seguendo una precisa direttrice tesa a salvaguardare e rilanciare il core, eliminando gli assets più esterni come la chimica Versalis. Fatte le dovute proporzioni, sotto questo punto di vista non si è verificato nulla di così muovo visto che già negli anni Ottanta, i vertici di Eni avevano ceduto una serie di attività che con gli idrocarburi non centravano assolutamente nulla ma che il Cane a Sei Zampe era stato costretto a caricarsi per insane volontà politiche.

 

Dividendo Eni e previsioni per i prossimi anni

dividendo Eni

La lotta contro l’alto indebitamento, come pure il portafoglio ordini, gli scenari macro e il dividendo rappresentano i fattori più importanti che un investitore è chiamato a ponderare prima di decidere di investire in Eni. Certamente, nell’ambito di una strategia tradizionale, la remunerazione ha un peso preminente poiché ho avvio che chi decine di comprare Eni ha molto interesse alla cedola che il colosso è in grado di distribuire.

Solitamente il dividendo Eni si compone di un acconto e di un saldo e questa suddivisione vale indipendentemente da quello che è l’ammontare della cedola. Nell’ultimo esercizio (2015) il dividendo Eni totale è stato pari a 0,8 euro, in calo rispetto alla cedola complessiva che fu corrisposta negli esercizi precedenti. Negli ultimi anni, infatti, il dividendo Eni ha subito una contrazione dopo essere riuscito a sfondare il muro di 1 euro. Nonostante il calo che certamente non ha fatto piacere agli investitori, la consistenza della cedola di Eni è sempre stata interessante anche perché dalla quotazione Eni ad oggi il dividendo è aumentato di circa l’11% con un dividend yield ai massimi del settore.

Per il 2016, il dividendo Eni dovrebbe confermarsi agli stessi livelli dell’anno precedente con un acconto sul dividendo che verrà quantificato subito dopo l’estate. Sorprese, comunque, non dovrebbero essercene a conferma di come la politica aziendale del Cane a Sei Zampe sia sempre più orientata verso la prudenza.

 

Rating Eni: i giudizi degli analisti e le prospettive

rating Eni

Più della politica sul dividendo, il rating rappresenta il metro di giudizio più efficace per comprendere se investire su Eni sia vantaggioso o meno. E’ ovvio che gli aggiornamenti di rating siano uno di quei fattori che sono maggiormente in grado di andare ad impattare sull’andamento della quotazione Eni stessa.

Per quanto riguarda il giudizio delle principali agenzie di rating, lo scorso 23 marzo, Standard and Poor’s ha confermato a BBB+ il rating di lungo termine con outlook stabile, mentre per Moody’s il rating assegnato è Baa1 sempre con outlook stabile. Le prospettive su Eni, quindi, stando alle giudizio delle due più grandi agenzie di rating, sono di buon auspicio.

Lo stesso indirizzo è confermato dagli altri broker. Ad oggi, infatti, Eni ha ben 17 giudizi compresi nel range alto buy-outperform (ossia comprare-farà meglio del mercato), 9 nel range intermedio hold-neutral e solo 3 nel range basso sell-undeterperform (vendere farà peggio del mercato). Per quello che riguarda invece il target price ossia il prezzo della quotazione Eni nel mirino, si oscilla tra i 21 euro di Bank of America, quindi ben al di sopra di quelli che sono i livelli attuali, ai 10,6 euro di Morgan Stanley. Sul prezzo obiettivo, quindi, è evidente che ci sia una forbice molto ampia che può essere messa in relazione con l’enorme volatilità dei mercati che sta caratterizzando questa fase di borsa.

 

Comprare azioni Eni

azioni Eni

Tra i titoli genericamente industriali, Eni è quello che fa più spesso capolinea nel portafoglio di molti investitori. Fino ad alcuni anni fa, grossomodo fino a prima dell’avvento di internet, la presenza dell’azione Eni in pacchetti che includevano anche molti titoli del settore bancario, era considerata una costante. I grandi investitori, infatti, erano soliti puntare sui titoli delle grandi industrie italiane e sui bancari per creare un portafoglio di investimento tutto italiano.

Eni, però, non è mai stato un titolo di elite visto e considerato che anche i piccoli investitori hanno spesso puntato sul Cane a Sei Zampe anche perché attratti dalle buone quotazione e dalla crescita dei dividendi. Tutti questi investimenti sulle azioni Eni sono avvenuti attraverso i pochi canali disponibili fino a prima del boom di internet ossia le banche e le società di Gestione del Risparmio o SGR. In entrambi i casi, l’investitore era coadiuvato, nelle sue scelte, dalla figura del consulente. Era quest’ultimo non solo a raccogliere gli ordini di acquisto, quelli di vendita e le variazioni nel conto titoli ma anche a fornire all’investitore che impiegava il suo capitale per giocare in borsa, tutte quelle informazioni generali sullo stato di salute della quotata e sulle prospettive future. Chiaramente questa attività di consulenza aveva un costo che veniva scontato dallo stesso investitore al memento dell’accredito sul suo conto dei profitti eventualmente ottenuti.

Questo canale per investire in borsa continua ad esistere anche oggi ma è decisamente più circoscritto rispetto al passato. Investire oggi in Eni, infatti, significa utilizzare soprattutto gli strumenti di home banking o addirittura ricorrere al trading online.

Le piattaforme di trading sono state la vera grande novità dell’epoca moderna essendo riuscite a dare la risposta giusta a tutta una serie di nuove problematiche che sono sorte negli ultimi anni a causa della riduzione della cedola e dei cali della quotazione Eni. Con le piattaforme per fare trading, infatti, la natura stessa dell’investimento in azioni Eni è profondamente cambiata perché a variare sono state le coordinate di fondo. A differenza di quello che avviene se si sceglie di giocare in Borsa con azioni Eni in modo tradizionale e dello stesso home banking che altro non è che una evoluzione dei metodi originari per investire in borsa, con il trading online è possibile guadagnare con Eni senza diventare azionisti del Cane a Sei Zampe. Alla luce del clima di incertezza degli ultimi anni, si tratta di un vantaggio non certo di poco conto.

 

Trading online su Eni: come funziona?

trading online

Le tante variabili che sono capaci di andare ad influenzare la quotazione Eni portano inevitabilmente all’assunzione di un approccio molto prudente nei confronti del titolo. Eni non è mai stata una di quelle azioni capaci di dare vita (o di subire) improvvise progressioni in avanti (o repentini tracolli) ma è evidente che il mutato contesto di fondo suggerisca di assumere molta cautela soprattutto sul lungo periodo.

Le molteplici variabili capaci di andare ad influenzare la quotazione Eni, infatti, introducono tutta una serie di elementi di volatilità sul lungo termine. E’ per questo motivo che, pur restando una delle azioni certamente preferite nel portafoglio di investimento degli italiani, gli stessi investitori guardino al Cane a Sei Zampe da una prospettiva diversa e più basata sul breve-medio termine. Questo cambio di visione ha determinato il successo di Eni come azione preferita per fare trading online. Anche molti traders principianti, infatti, sono soliti investire su azioni Eni e questo, con tutta probabilità, può essere tranquillamente inteso come un segno tangibile di quel “fascino Eni” cui abbiamo accennato nella premessa.

Il ricorso al trading online per giocare sulle azioni è dovuto al fatto che solo gli strumenti di trading dei broker danno la possibilità di effettuare puntate veloci sul titolo del Cane a Sei Zampe evitando di esporsi ai rischi che deriverebbero da un approccio basato sul lungo periodo.

Lo strumento più veloce per fare trading sulle azioni Eni è rappresentato dalle opzioni binarie. Tutte le migliori piattaforme dei broker offrono la possibilità di giocare con le opzioni binarie sul titolo Eni. Un investimento di questo tipo è decisamente diverso da un investimento fisico sull’azione Eni poiché le opzioni binarie altro non sono che strumenti finanziari che hanno come sottostante quel preciso titolo.

Più nello specifico è possibile investire con le opzioni binarie su Eni andando a pronosticare quello che potrebbe il movimento dell’azione sottostante in intervalli di tempo molto brevi. Ammettendo di voler aprire un’opzione binaria su Eni a 60 secondi, il trader deve semplicemente rispondere alla domanda: il prezzo dell’azione Eni tra 60 secondi sarà inferiore o superiore rispetto a quello attuale? Una domanda così secca, che è appunto alla base di qualsiasi opzione binarie, anche di quelle su forex o materie prime, determina un profitto o una perdita che sono altrettanto secchi e senza rapporti proporzionali.

Nel caso di successo, infatti, l’investitore si ritrova accreditato sul suo conto online un importo pari al suo trade mentre, nel caso di insuccesso si perde semplicemente l’ammontare investito. Un gravissimo errore nel quale soprattutto i principianti che fanno trading online spesso incappano è quello di ritenere l’opzione binaria una sorta di gioco ossia si punta su un aumento del prezzo dell’azione o su una diminuzione a casaccio sperando nella fortuna. In realtà a determinare il movimento del prezzo sono accurate analisi soprattutto su quello che è il trend dell’ultimo periodo della quotazione Eni nonché il trend intraday. Si tratta di calcoli molto sottili che sono d’obbligo se si punta a ridurre il rischio fermo restando che chi fa trading con le opzioni binarie su Eni, il più delle volte, inserisce questo trade all’interno di una più vasta strategia basata su più titoli.

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Per fare trading su Eni, però, non ci sono solo le opzioni binarie visto che è possibile giocare con l’andamento in Borsa del Cane a Sei Zampe utilizzando i Contratti per Differenza. Anche in questo caso so tratta di strumenti finanziari che ripropongono l’andamento della quotazione Eni. Comprando un CFD su Eni non si entra in possesso del titolo Eni e quindi non si è tenuti ai tanti obblighi che maturano nel caso in cui si abbia il possesso fisico dell’azione.  I CFD funzionano allo stesso modo delle azioni e quindi si guadagna nel caso in cui il prezzo dell’azione sale oppure si guadagna se si è scommesso su un ribasso del prezzo del titolo. In entrambi i casi il guadagno è proporzionale e legato alla differenza sussistente tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita secondo il meccanismo proprio della Borsa.

Il successo dei CFD, indipendentemente da quello che sia lo specifico sottostante, dipende, come nel caso delle opzioni binarie, da quelli che sono i tempi dell’investimento. Anche con i CFD, infatti, si possono aprire posizioni molto brevi e quindi massimizzare in questo modo l’eventuale profitto che va a maturare in quel preciso lasso di tempo. Certamente c’è anche un rovescio della medaglia perché, a causa soprattutto dell’effetto leva, può accadere che il forte calo di un titolo prosciughi la copertura del trade stesso con una conseguente grave perdita.

Per evitare che si realizzi uno scenario simile, i traders sono sempre soliti impostare degli stop loss in modo tale che se il prezzo del CFD sull’azione Eni dovesse scendere al di sotto di una certa soglia, il trade si verrebbe a chiudere in automatico salvaguardando così il capitale dell’investitore.

 

Scommettere sulla quotazione Eni con i CFD o le opzioni binarie

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La scelta dei Contratti per Differenza o delle opzioni binarie per investire sulle azioni Eni dipendente unicamente da quelle che sono le caratteristiche dell’investitore. Solitamente (ma questa non è chiaramente una regola) si è soliti prima esercitarsi con le opzioni binarie per poi passare ai più rischiosi CFD anche se non sta scritto da nessuna parte che con le prima il guadagno sia sempre garantito. Per questo motivo si è soliti sempre utilizzare prima i conti demo per poi passare al trading on line con i conti con denaro reale.

Solo in questo modo si ha la possibilità di fare pratica e capire quello che è il meccanismo di funzionamento di questi strumenti alternativi per investire in azioni Eni.  Oggi tutte le piattaforme broker mettono a disposizione gratuitamente le versioni demo il cui utilizzo può tranquillamente avvenire senza limiti di tempo. Per scegliere il miglior broker per fare trading online su Eni è possibile testare le offerte delle piattaforme che abbiamo inserito nell’elenco sottostante all’articolo.

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