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Pubblicato da: Investitore - il: 28-10-2019 8:54

Strategie di decorrelazione migliori: quali funzionano davvero?

Ci sono tante strategie di decorrelazione finanziaria nel trading ma sono poche quelle che funzionano davvero. I numeri del 2018 non sono confortati. Lo scorso anno, infatti, le strategie di decorrelazione che hanno funzionato sono state pochissime. A fare il punto sulla situazione è stato il sito Fundspeople che ha condotto una serie di interviste tra gli esperti del settore.

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Secondo Davide Raimondo, responsabile gestioni patrimoniali di Banca Reale, nel 2018 è stata fondamentale la diversificazione di portafoglio con strumenti che hanno la caratteristica di investire su più asset class. Importantissimi, ai fini della decorrelazione, anche gli strumenti che investono in diverse aree geografiche scegliendo il classico approccio core-satellite.

Lo stesso analista ha anche riconosciuto l’importanza di investire in petrolio, dollaro, yen e oro attraverso strumenti particolari come gli ETF o i fondi, ai fini del raggiungimento di una buona diversificazione. Secondo Raimondo, assumendo un orizzonte temporale di lungo termine, anche l’uso di fondi chiusi come private debt e private equity può essere considerato come una strada alternativa per arrivare ad ottenere una buona diversificazione negli investimenti.

Quanto avvenuto sui mercati nel corso dell’ultimo anno, comunque, ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che non ci sono più molte attività che possono essere ritenute davvero decorrelanti. La spiegazione di questa assenza è semplice: oggi tutto tende a muoversi nella stessa direzione.

A tal riguardo Marco Pelissero, head of Portfolio Managers di Banca Patrimoni Sella&C, ha evidenziato come l’oro sia da ritenersi una asset class che, nel corso dell’ultimo periodo, sembra incontrare un favore crescente. Inoltre anche la correlazione con l’andamento dei tassi ma rispetto alle obbligazioni viene preferita poichè ritenuta un asset fisico che resta immune al problema dei rendimenti negativi. Per finire, anche la semplice liquidità viene sempre più spesso considerata come un asset class da lavorare dal punto di vista tattico. Sempre secondo Pelissero, i fondi alternativi potrebbero tornare ad avere una funzione anti-ciclica nei portafogli solo nel caso in cui essi saranno capaci di implementare strategie che sono davvero innovative.

Il manager di Banca Patrimoni Sella&C, ritiene che a man mano che il ciclo si allunga, aumenta l’idea che tali operatori possano riuscire a trovare qualche leva in più da usare in ambiti di mercato che sono caratterizzati da una crescente incertezza. Fermo restando la validità in linea teorica di tale discorso, l’analista ha però anche evidenziato che, soprattutto nell’ultimo periodo, gli stessi fondi alternativi hanno tanto deluso.

Banca Patrimoni Sella&C, inoltre, fa un largo uso dei portafogli tematici anche mediante progressivi piani di accumulo. L’idea di fondo dell’istituto è quella di allungare l’orizzonte temporale d’investimento della clientela con l’obiettivo di riuscire a sopportare in modo più efficiente eventuali prossimi spike di volatilità.

Anche per Alessandro Viviani, responsabile Advisory di Banca Intermobiliare, la logica della diversificazione è una delle migliori strade da seguire oggi negli investimenti. La diversificazione di portafoglio andrebbe applicata sia in relazione alla tipologia di strumenti che viene usata e sia in termini di asset class. Secondo il manager mediante la diversificazione è possibile rispondere alle diverse esigenze di investimento della nostra clientela.

Scendendo più nel dettaglio, Viviani ritiene che soluzioni tattiche, orientate al normale ciclo economico e soluzioni che invece possono guardare ad un diverso orizzonte temporale, sono in grado di intercettare le tendenze strutturali riuscendo così a generare un extra-rendimento nel medio-lungo periodo.

Viviani nel suo intervento ha anche esposto quella che è stata la strategia attuata da BIM da inizio anno. A partire da gennaio, infatti Banca Intermobiliare ha inserito nei portafogli modello lo Yen giapponese per quello che riguarda il Forex e l’oro per quanto riguarda le materie prime.

Sia lo Yen giapponese che l’oro sono stati ottimi elementi di decorrelazione. Entrambi gli asset sono stati capaci di svolgere fino in fondo la funzione di bene rifugio garantendo stabilità di rendimento soprattutto nelle fasi caratterizzate da alta volatilità. Un esempio in tal senso, è quanto avvenuto in estate.

Alla luce di tali performance, Banca Intermobiliare nell’ambito della definizione di un’asset allocation, ha deciso di mantenere le due posizioni su Oro e Yen come protezione nel caso in cui, a livello globale, ci dovessero essere sviluppi più negativi di quanto previsto dalla view. In particolare Oro e Yen potrebbero fungere da argine nel caso in cui ci dovesse essere un’eccessiva rallentamento economico globale o nel caso in cui la guerra commerciale Usa-Cina dovesse aumentare di intensità.

Sulla stessa lunghezza d’onda dell’analista di Banaca Intermobiliare si è collocato anche Fulvio Martina, senior fund manager di Ersel secondo il quale i due asset che sono stati capaci di funzionare di più nel 2018 sono stati l’oro e e lo Yen giapponese.

Martina ha ricordato come Ersel abbia deciso di dare forte peso allo Yen nella sua asset allocation a partire dall’ottobre 2018. Alla valuta giapponese si è poi affiancato l’oro il cui inserimento nel portafoglio di investimento è avvenuto in modo progressivo nel corso dell’anno. Gli analisti, in particolare, ha inserito nell’asset allocation molte posizioni lunghe sull’oro. Fulvio Martina ha inoltre evidenziato che Ersel investe nel Forex comprando titoli di Stato a brevissimo che portano dentro la valuta mentre l’investimento in oro avviene attraverso gli ETF.

A proposito se vuoi sapere quali sono i migliori ETF sull’oro ti consiglio la lettura di questo articolo di approfondimento.

Tornando alle parole di Fulvio Martina, il manager ha ricordato come nell’ambito di una strategia di decorrelazione, si sia deciso di puntare sull’utilizzo di strategie alternative. Tra queste spiccano le event driven. Martina ha quindi ricordato come, oramai da molti anni, Ersel abbia creato un team interno che si occupa in particolare di merger arbitrage.

Secondo l’analista le strategie alternative si sono mostrate capaci di gestire bene le fasi di volatilità. In un contesto attuale caratterizzato da molta liquidità e da tante operazioni sul mercato e in portafoglio, tali strategie fan si che un mancato deal possa produrre solo un limitato impatto negativo.


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