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Pubblicato da: Redazione - il: 14-03-2014 8:52 Aggiornato il: 26-10-2018 14:39

Piano di rientro – fido bancario: cos’è? Come evitare le trappole?

Il fido bancario consiste in una somma di denaro che, per effetto di uno specifico contratto siglato tra le parti, la banca mette a disposizione del suo cliente attraverso il suo conto corrente.

Tale somma può essere utilizzata in tutta o in parte dal cliente, in diversi momenti o in un’unica soluzione e verrà ripristinata attraverso successivi versamenti.

Pur avendo concesso questa sorta di prestito al suo cliente, la banca può decidere di procedere alla revoca del fido bancario. In tal caso, sempre che tale revoca risulti legittima e coerente con quelle che sono le disposizioni contenute nel contratto siglato tra le parti, il cliente è tenuto a restituire la somma di denaro utilizzata, nonché i relativi interessi dovuti sulla stessa.

Nel caso in cui non disponga dell’intera somma che è obbligato a restituire alla banca, può accordarsi con questa e predisporre un cosiddetto piano di rientro.

Cos’è il pano di rientro?

piano di rientro bancario
Piano di rientro bancario: cos’è?

Il piano di rientro consiste in una sorta di piano di ammortamento, attraverso il quale il cliente restituisce alla banca le somme dovute. Tale piano, tuttavia, deve necessariamente essere formulato tenendo conto di quelle che sono le proprie disponibilità, altrimenti si rischia di non riuscire a sostenerlo.

Al riguardo gli esperti sconsigliano categoricamente di rilasciare alla banca effetti a copertura del debito, in quanto significherebbe fornire alla banca delle garanzie a tutela del credito assolutamente non contemplate nel contratto originario.

Qualora non si riesca a raggiungere un accordo con la banca è possibile ricorrere all’Arbitro Bancario Finanziario, avendo però cura di chiedere che, in attesa della decisione definitiva, venga sospeso il passaggio a sofferenza della posizione per evitare possibili ripercussioni nei rapporti con altre banche.

Piano di rientro bancario: definizione

piano di rientro bancario
Piano di rientro bancario: definizione

Il piano di rientro bancario è definito come l’atto con cui la banca negozia l’estinzione del debito del cliente in via stragiudiziale.

Molti conoscono il paino di rientro con il termine di risanamento e prevede il pagamento rateale progressivo dell’importo concordato con la banca fino alla sua estinzione. Essendo che si tratta di un accordo negoziale, la banca e il cliente devono tentare di trovare una soluzione che vada bene ad entrambi e che consente:

  1. Alla banca di soddisfare il proprio diritto di credito;
  2. Al cliente di sostenere il pagamento delle rate senza troppe difficoltà.

Ecco il motivo per il quale è molto importante che il cliente predisponga un piano realistico che si può sostenere nel tempo.

La banca da parte sua valuta attentamente la proposta di rientro avanzata dal cliente la quale poi decide se accettarla o meno.

Come fare un Piano di rientro bancario?

Piano di rientro Bancario
Piano di rientro Bancario: come metterlo in atto?

Non è facile impostare un piano di rientro con la propria banca. Per altro non tutti sono in grado di farlo. E’ sempre opportuno affidarsi a professionisti del settore come avvocati esperti in diritto bancario o alle società di analisti bancari.

Questo lo si deve fare a seguito di una elaborazione di un piano di rientro che richiede la capacità di dimostrare che l’accordo è fattibile e che il cliente è in grado di onorarlo.

Attraverso l’analisi degli accordi e degli estratti conto del cliente è possibile utilizzare eventuali irregolarità, illeciti ed anomalie delle condizioni contrattuali applicati dalla banca al fine di negoziare un piano di rientro più vantaggioso per il debitore. Ma questo non sempre però viene accettato.

Quando conviene fare il Piano di rientro bancario?

Il piano di rientro bancario fa seguito alla revoca del fido bancario e dunque alla richiesta di rientro dell’affidamento bancario.

In questo caso è importante verificare la legittimità e la fondatezza dell’istanza dell’istituto bancario. Si possono per tale motivo verificare 2 ipotesi.

Prima Ipotesi

La banca verifica la posizione debitoria del cliente. Lo fa attenendosi ai principi di correttezza e buona fede.

Nel caso di apertura di credito a tempo indeterminato (ipotesi più frequente) è la banca a provvede a notificare al debitore, con un anticipo di 15 giorni rispetto alla revoca del fido, un preavviso scritto contente una giusta causa di recesso secondo quanto stabilito dal comma 3 art 1845 c.c.

In questo caso, è chiaro che ci devono essere gravi e giustificati motivi come ad esempio l’inaffidabilità e/o l’insolvenza del debitore. La banca è legittimata in questo caso a recedere dal contratto.

Il correntista in questo caso deve solo restituire subito e in un’unica soluzione le somme richieste. Può in alternativa proporre un piano di rientro.

Si tratta di una soluzione particolarmente conveniente in quanto la mancata restituzione del quantum richiesto dalla banca comporta:

  • Una segnalazione alla Centrale dei Rischi;
  • L’avvio della procedura giudiziale di recupero del credito tramite:
    • Decreto Ingiuntivo;
    • Precetto;
    • Pignoramento;
    • Azione esecutiva;
    • Eventuale istanza di fallimento.

Seconda Ipotesi

La banca non rispetti i principi di correttezza e buona fede e non invia alcun preavviso al cliente. Allo stesso modo non adduca neppure una giusta causa di recesso. Questa Ipotesi è solo consentita nei contratti di apertura del credito a tempo determinato.

In questo caso, al di fuori dei casi consentiti dalla legge, è il cliente a poter contestare il comportamento la banca creditrice, citandola in giudizio per condotta abusiva.

Natura giuridica del piano di rientro

Il piano di rientro se ne è occupata anche la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19892/2014. E’ stata essa a sancire che il piano di rientro concordato tra la banca ed il cliente, ove abbia natura meramente ricognitiva del debito, non ne determina l’estinzione, né lo sostituisce con nuove obbligazioni, ma resta valida ed efficace la successiva contestazione della nullità delle clausole negoziali preesistenti.

 


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