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Pubblicato da: Redazione - il: 14-01-2013 8:29 Aggiornato il: 14-01-2013 8:31

Investire in obbligazioni nel 2013

Il mercato obbligazionario offre numerose opportunità grazie alla contemporanea presenza di debitori pubblici e privati. Secondo gli esperti, entrambe le tipologie di emissioni andrebbero inserite all’interno del proprio portafoglio titoli, in considerazione delle differenti caratteristiche che le contraddistinguono.

Sul fronte dei rendimenti, molto spesso le obbligazioni societarie offrono remunerazioni più accattivanti a fronte del fatto che per poter attrarre l’interesse dell’investitore devono essere competitive rispetto ai titoli di Stato. Al riguardo entra in gioco, oltre che il rating (che giudica l’affidabilità dell’emittente), anche la situazione economica e finanziaria del Paese a cui appartiene la società emittente. Importante anche il settore in cui opera quest’ultima, in particolare al riguardo gli esperti consigliano un’opportuna diversificazione che vada ad includere prestiti di società con un elevato grado di affidabilità e un rendimento poco interessante e obbligazioni di società che offrono elevati rendimenti ma assegnatarie di rating inferiori.

Per quanto riguarda il 2013, un portafoglio obbligazionario con una media propensione al rischio potrebbe essere composto per il 65% da titoli di Stato e per il restante 35% da corporate bond.

Per quanto riguarda le obbligazioni governative, in particolare, il 15% andrebbe destinato ai BTP Italia a 4 anni; un altro 15% ai titoli con durata decennale; un altro 15% ai titoli con durata quinquennale; un 10% ai titoli governativi a due anni e il restante 10% ai titoli governativi a tre anni. Per la parte destinata alle obbligazioni societarie, invece, un’opportuna diversificazione dei settori potrebbe essere attuata assegnado una quota del 4% al settore auto; un 4% al settore delle telecomunicazioni; un 4% al settore finanziario; un 4% al settore delle utilities; un 4% al settore farmaceutico; un 3% al settore dei trasporti; un 2,5% al settore della distribuzione; un 2,5% al settore chimico; un 2,5% al settore alimentare; un 2,5% al settore petrolifero; una quota dell’1% al settore cementifero e una quota sempre dell’1% al settore del tempo libero e/o altro.

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