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Pubblicato da: Redazione - il: 24-01-2013 9:25 Aggiornato il: 24-01-2013 9:32

Banca MPS operazioni nascoste alla Banca d’Italia

La Banca d’Italia ha diffuso ieri in serata una nota in cui ha affermato che la vera natura delle operazione che vedono coinvolta Banca MPS è venuta alla luce solo di recente, dopo che sono stati rinvenuti dalla nuova dirigenza alcuni documenti che fino a quel momento erano stati tenuti nascosti all’Autorità di Vigilanza. Tali operazioni, ha proseguito la nota, sono ora all’attenzione sia dell’Autorità di Vigilanza che dell’Autorità giudiziaria, con la piena cooperazione dei nuovi amministratori. Gli approfondimenti e le indagini, tuttavia, sono coperti dal segreto d’ufficio e dal segreto istruttorio.

Le operazioni a cui si riferisce la nota, ricordiamo, riguardano sostanzialmente un derivato denominato Alexandria effettuato nel 2009 con Nomura e che, stando a quanto sostenuto dai nuovi vertici dell’istituto senese, non fu sottoposto all’approvazione del Consiglio di amministrazione. Nomura, al contrario, afferma che tale operazione fu approvata da tutti i massimi vertici della banca del momento, compreso l’allora presidente Giuseppe Mussari che nei giorni scorsi, proprio per il suo coinvolgimento in tale vicenda, ha rassegnato le dimissioni dalla carica di presidente dell’Abi. Tale strumento, stando alle indiscrezioni, avrebbe determinato per Banca MPS una perdita di 220 milioni di euro, che con ogni probabilità sarà contabilizzata nell’esercizio 2012.

Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, alla luce di quanto emerso nei giorni scorsi i risultati dell’esercizio 2009 di Banca MPS potrebbero non esserci nemmeno stati. In particolare, sul bilancio 2009 l’istituto dichiarò utili per 220 milioni di euro e pagò un dividendo pari ad un centesimo per azione per le azioni di risparmio, tutte in carico alla Fondazione MPS, mentre per le azioni ordinarie non fu pagata alcuna cedola al fine di rinforzare il patrimonio. Tali utili, tuttavia furono probabilmente recuperati mediante il ricorso ad operazioni non correttamente contabilizzate e tramite una documentazione non correttamente gestita, ma soprattutto senza mettere al corrente di tutto ciò la Banca d’Italia.

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