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Pubblicato da: Simone Ricci - il: 01-09-2015 10:00 Aggiornato il: 23-02-2016 7:05

Gli azionisti di Veneto Banca si scagliano contro la quotazione in Borsa

Una quotazione in Borsa molto vicina e gli azionisti assolutamente contrari: è questa la situazione, particolare e poco invidiabile, di Veneto Banca, l’istituto di credito di Montebelluna (Treviso) che ha assunto questa denominazione nel 2000. La prossima assemblea dei soci sarà sicuramente l’ultima in cui verrà sfruttato il voto capitario (ogni socio è titolare di un singolo voto, a prescindere del numero di titoli azionari di cui è in possesso), oltre che una occasione importante per mettere in chiaro determinati aspetti.

Sarà proprio nel corso dell’assemblea che la stessa assemblea degli azionisti chiederà le dimissioni ufficiali dei vertici bancari, così da mettere in evidenza la forte opposizione a ogni programma che possa includere l’offerta pubblica iniziale della banca trevigiana a Piazza Affari. C’è già stato un comunicato che ha chiarito tutto ciò, a firma del numero uno dell’associazione degli azionisti di Veneto Banca, Giovanni Schiavon.

Secondo Schiavon, infatti, bisogna tenere conto delle esigenze dei piccoli azionisti, in pratica quelle persone che hanno investito quasi tutti i loro risparmi (se non tutti) nei titoli del gruppo, nel Trattamento di Fine Rapporto e in altre eredità che sono diventate un problema sociale. Quali sono i problemi principali di questi azionisti in base al punto di vista dell’associazione?

Il primo è rappresentato dalla Legge 33 del 2015 (“Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti”). Il decreto in questione avrebbe imposto alle banche popolari di trasformarsi in società per azioni, un provvedimento ritenuto troppo frettoloso. Inoltre, la Vigilanza viene giudicata “troppo invasiva”, in quanto avrebbe ignorato i diritti dei risparmiatori andando a commissariare il sistema bancario.

Gli azionisti hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio contro la legge e sono pronti a rivolgersi anche alla giustizia europea nel caso ce ne fosse bisogno. Il comunicato è stato concluso con un riferimento alle eccessive prevaricazioni delle banche sui consigli di amministrazione e sulla necessità di rimanere compatti il più a lungo possibile.

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