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Pubblicato da: TommasoP - il: 28-06-2019 15:28

Stop Loss e Take Profit: cosa sono? Come si usano nel trading online?

Quando parliamo di trading online parliamo anche di rischi legati all’investimento. Oggi ci sono molte tecniche e strategie per porre fine ai rischi legati al trading online e incorrere in delle perdite minori. In questa guida ne analizzeremo alcune, ovvero parleremo dello stop loss e del take profit, due strumenti a protezione del profitto che tutti i trader dovrebbero utilizzare a prescindere che si tratta di trader con esperienza o trader senza esperienza.

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In pratica, scegliere di investire nel trading online sfruttando lo stop loss e il take profit potrebbe portare dei vantaggi consistenti, soprattutto perché essi sono abbastanza conosciuti dai trader e si pongono come obbiettivo quello di ottimizzare il rapporto rendimento/rischio all’interno di un portafoglio finanziario riducendone la volatilità nei momenti sfavorevoli di mercato.

Abbiamo scelto di parlarvi di questi due strumenti in quanto non solo sono semplici, ma anche abbastanza facili da comprendere per tutti i trader e presentano delle caratteristiche veramente interessanti; ad esempio, questi sono utilizzati per far fruttare senza rischi il proprio denaro.

take profit e stop loss
take profit e stop loss

Cos’è il Take Profit?

Il take profit possiamo definirlo come uno strumento utile a tutti i trader per limitare e vincite. Anche se potrebbe sembrare un controsenso, esso è molto utile.

Al di la dell’aspetto prettamente teorico, esso viene inteso tecnicamente, come il livello di quotazione raggiunto da uno strumento finanziario in corrispondenza del quale l’investitore procederà alla liquidazione. Questo vuol dire consolidare il guadagno raggiunto.

In pratica, il guadagno deve essere soddisfacente per l’investitore e come tale deve essere impostato ad un determinato livello. Quando si raggiunge questo livello, si dovrebbe uscire dal mercato consolidando l’utile.

Take profit: quali sono i punti deboli?

Ovviamente, al di la dell’aspetto prettamente teorico, vi è anche un aspetto prettamente pratico; esso è per altro facile da capire e semplice da usare. Ma nonostante tutto, purtroppo, presenta delle criticità.

Ad esempio nel caso in cui si fissa un livello troppo vicino al valore di carico del titolo, allora scatterà troppo presto, inducendo l’investitore a liquidare una posizione in leggero guadagno.

Nel caso in cui invece viene fissato in modo troppo ampio, invece, esso non scatterà mai. Quindi sarebbe anche inutile metterlo in pratica.

Considerando che i mercati azionari si muovono in trend fino a che la tendenza sottostante non è cambiata, sarebbe bene non vendere il titolo solo perché sta salendo. Sarebbe bene invece fissare dei TP che implicano l’aumento esponenziale delle operazioni di acquisto e di vendita eseguite con la generazione di plusvalenze tassabili e il moltiplicarsi dei costi bancari di transazione.

Non sempre però è indispensabile applicare un take profit, in quanto se possedete una tecnica valida, che nel tempo genera un valore crescente, allora potreste optare per non fissare dei take profit, i quali invece potrebbero finire per spezzare i vostri guadagni.

L’’uso del TP risponde alla paura dell’investitore di perdere il capitale ottenuto e questo deriva dal fatto stesso che nel corso della sua carriera da trader si è assistito a degli investimenti sbagliati.

Stop Loss: cos’è e come utilizzarlo?

Al contrario del precedente, lo stop loss viene identificato non solo come l’opposto del take profit, ma anche come uno strumento atto a limitare le perdite. Questo si attiva nel momento in cui si raggiunge il prezzo limite imposto.

Quando il prezzo limite viene raggiunto lo stop loss chiude l’operazione e quindi costringe il trader ad uscire dal mercato, consolidando una piccola perdita e allo stesso tempo evita l’insorgere di danni maggiori.

Esso non è semplice da comprendere come anche da mettere in pratica. qui l’investitore è tentato a mantenere i titoli in perdita nella speranza di un loro recupero. Ma molto spesso questa strategia non è proficua.

Come per lo strumento precedente anche per questo ci sono delle criticità che analizzeremo di seguito.

Stop loss: quali sono i punti deboli

Nel momento in cui si posiziona lo stop loss si devono prendere delle precauzioni; anche in questo caso, impostare uno stop loss troppo vicino al livello minimo di trade, potrebbe far scattare l’arresto al primo storno momentaneo.

Questo vuol dire essere sbattuti fuori dal mercato e non saper più quando rientrare. Succede spesso anche che un investitore che ha venduto un titolo in leggera perdita sia stato costretto a ricomprarlo successivamente pagando un prezzo più alto.

Lo stop loss troppo invece troppo lontano dal prezzo di carico, sarebbe inutile per diversi motivi, in quanto:

  • è psicologicamente inaccettabile in quanto vendere un titolo che ha perso il 30% o più del proprio valore non è un’operazione semplice da fare e probabilmente non verrà mai eseguita;
  • è economicamente inutile in quanto recuperare un ribasso del 50%, vuol dire che il titolo dovrà raddoppiare di valore.

Infine, tenete presente che lo stop loss è difficile da accettare e da applicare; quasi mai esso è definito al momento dell’investimento.

Muovendosi senza una strategia efficace per investire, il risparmiatore tende ad agire secondo una logica di breve termine, per poi restare bloccato per anni all’interno di una posizione in perdita (tanto il mio era un investimento di lungo periodo).

Cos’è lo Stop Loss fisso?

La definizione di stop loss fisso è semplice; una volta che viene stabilita la percentuale massima di perdita che si potrà subire, si applica lo stop loss. Solitamente la si applica al valore di acquisto di un titolo ottenendo la quotazione in corrispondenza della quale esso sarà venduto in caso di ribasso.

Ad esempio, succede che ad un livello di SL del 10% applicato su di uno strumento finanziario del valore di 9 € esso chiude l’operazione nel momento in cui si porta sotto quota 8,10 €.

Il livello di uscita potrà essere fissato in due modi distinti:

  • arbitrariamente;
  • basato sulla volatilità.

Nel caso in cui si opti per il primo, la percentuale di ribasso corrisponde sempre alla perdita massima accettabile che è stata definita a priori in modo soggettivo.

Se invece si opta per il secondo caso, essa corrisponde alla volatilità media che lo strumento finanziario ha subito in un certo lasso di tempo.

Nel momento in cui si fissa uno stop loss basato sulla volatilità allora viene meno anche per l’investitore la necessità di impostare una percentuale arbitraria incapace di distinguere un ribasso causato da una inversione di tendenza ed uno provocato da una fisiologica correzione temporanea delle quotazioni.

Cos’è lo Stop Loss dinamico?

Conosciuto anche con il termine di Trailing Stop, lo stop loss dinamico corrisponde alla definizione di un livello di uscita mobile e crescente. Questo permette di proteggere i guadagni man mano che le quotazioni crescono. Si tratta di uno strumento semplice a capire e utilizzare. Basta seguire i seguenti passaggi:

  1. definizione della percentuale massima di perdita;
  2. adeguamento della base di calcolo della stessa.

Come funziona il trailing stop?

Molto semplicemente, esso funziona nel seguente modo:

  • Il primo valore di uscita viene calcolato in modo identico allo stop loss fisso. A questo viene, sottratta la percentuale fissata dal costo storico.
  • Superato questo primo step, si passa al successivo, ovvero all’osservazione del prezzo dello strumento finanziario in questione seguendo le seguenti modalità.
    • Nel caso in cui il titolo è sceso non si apporta alcun cambiamento.
    • Lo si vende nel momento in cui lo strumento supera la quotazione minima sotto il livello di stop loss fissato.
    • Se il titolo è salito si calcolerà il nuovo livello di uscita sottraendo la percentuale al nuovo massimo raggiunto.
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